Dopo aver analizzato il periodo di tolleranza, procediamo con un altro fallimento normativo che non ha visto la luce con il Decreto sviluppo: il riordino delle Province.

La marcia indietro dei politici su una questione già ampiamente discussa e definita, merita un’attenzione ed un approccio critico che esula dalle finalità di questo blog, quindi tralasciamo l’aspetto socio-politico per privilegiare una sintetica analisi delle conseguenze del bluff sulle province. Ci permettiamo almeno di segnalare che la decisione di lasciare tutte le province così come sono, è stata presa all’unanimità, quindi dubbi non ce ne sono.

Dal punto di vista economico è sicuramente un’operazione non troppo felice, dato che gli introiti che le province esigono pesano in parte sulle quote delle tariffe RCA. Ma più che altro si è persa una buona occasione per smuovere un sistema molto statico che non lascia prevedere movimenti verso impostazioni tariffarie più orientate alla concorrenza. Le aree metropolitane e la riduzione numerica delle province da quotare, avrebbero potuto avere un impatto sul mercato e renderlo più dinamico, anche se ad un primo impatto non era da escludere una tendenza al rialzo dettata dalle compagnie predominanti. Probabilmente nel breve termine sarebbe facilmente sorto qualche elemento di rottura, qualche compagnia minore che dalle nuove disposizioni avrebbe cercato uno spazio di inserimento nel mercato assicurativo. Oppure più semplicemente statistiche da rifare e riferimenti nuovi avrebbero potuto apportare elementi di novità e di rinegoziazione delle tariffe RCA.

Il mantenimento dello status quo, invece, non avrà altro effetto che quello di confermare le propensioni attuali sia dei costi che delle direttive in materia di RC Auto. Rimane irrisolto, dunque, il nodo della revisione dei parametri nei calcoli delle tariffe, mentre il 2013 si apre come un altro anno di transizione verso un futuro assicurativo ancora indefinito.

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