Uno dei provvedimenti del ministero dello Sviluppo Economico riguarda la liquidazione del risarcimento dei danni subiti in un incidente automobilistico. La soluzione studiata da Ania, Isvap e Associazione dei consumatori, si presenta come una procedura che intende accelerare e semplificare i tempi e le pratiche di risarcimento Rca.

Si tratta del risarcimento diretto, esteso a tutte le compagnie assicuratrici e non più facoltativo tra le varie opzioni operative delle assicurazioni. Dunque il danneggiato chiede direttamente alla propria compagnia il rimborso dei danni. Poi quest’ultima attenderà il pagamento da parte della società che ha assicurato il responsabile del sinistro.

Evidenziamo subito il campo d’azione della disposizione, che riguarda solo ed esclusivamente le constatazioni amichevoli ed i sinistri per i quali vi è certezza nelle colpe e nella dinamica (pensiamo ad esempio alla presenza della scatola nera sulla vettura).

Condividendo il proposito di uno snellimento burocratico, ci permettiamo di sollevare anche alcune piccole perplessità. Se è la propria compagnia a dover indennizzare l’assicurato, tale pratica potrebbe accentuare il fenomeno della disdetta di clienti “virtuosi” che, appartenendo a categorie interne molto vantaggiose (immaginiamo un automobilista in classe universale 1 da quindici anni che dal cambio di compagnia sarebbe sfavorito), sono molto poco appetibili come soggetti da tutelare e risarcire in caso di danni fisici – molto onerosi. Peggio ancora se sono possessori di auto costose o di lusso. Un’altra questione riguarda la definizione del calcolo concreto da applicare al riconoscimento dei danni subiti. Inoltre il risarcimento diretto potrebbe far incrementare le pratiche fraudolente, molto facilmente relazionabili alla certezza dell’indennizzo.

L’approvazione del provvedimento, dunque, potrebbe non essere definitiva e la vecchia voce del «chi rompe paga» (ossia la compagnia di controparte) comincia già a farsi sentire più forte.

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In molte occasioni, alla scadenza della polizza assicurativa, prevale l’idea di una difficoltà oggettiva nel trovare una Rca più conveniente di quella proposta dalla compagnia di appartenenza o dall’assicuratore di tanti anni. Il confronto, invece, è la chiave giusta per trovare l’offerta più conveniente. Se non avete tempo o non vi interessa approfondire i meccanismi e i parametri di copertura, l’alternativa è chiederci una consulenza per un preventivo, gratuito e corredato di tutte le spiegazioni che occorreranno. Come abbiamo ribadito più volte, i preventivatori online possono essere un buon passo iniziale, eppure vi sono insidie e margini di comprensione che vanno molto al di là dell’immissione di pochi dati, mentre ulteriori procedimenti possono migliorare le condizioni assicurative ed il risparmio.

Se la rinuncia a questi minimi sforzi non predomina, avrete davanti ai vostri occhi vari preventivi (con diversi premi), ma come procedere per cambiare compagnia?

Innanzitutto occhio ai tempi! Assicurazioni telefoniche ed online a parte (cioè per queste non esiste la disdetta), le compagnie di assicurazione tradizionali possono esercitare il tacito rinnovo, quindi procedono ad una nuova annualità senza la conferma dell’assicurato. E dai dati statistici, la dimenticanza della scadenza o la noncuranza dell’assicurato gioca un ruolo fondamentale nei rinnovi, perché a giochi fatti è molto complicato rimediare.

Per recedere dal contratto bisogna inviare una lettera di disdetta – indicando il numero di polizza, il modello del veicolo ed il numero di targa – esplicitando così la volontà di non continuare l’assicurazione. Questa possibilità di interruzione della polizza ha validità sia alla scadenza sia durante il periodo contrattuale, come definito dalle disposizioni dell’art. 5 (contenuto nella Legge 40 del 2007, meglio nota come Legge Bersani), che attesta: per la tutela del consumatore e per favorire lo sviluppo della concorrenza, l’assicurato può recedere da qualsiasi contratto stipulato annualmente, senza l’obbligo di sanzioni o oneri, rispettando un preavviso minimo di 15 giorni.

Per coloro che sono in ritardo su queste tempistiche e non accettano il fatto compiuto, c’è una ulteriore possibile via d’uscita. Entro la scadenza – quindi anche meno dei 15 giorni – si può recedere inviando la disdetta se, nonostante l’assenza di sinistri, il premio proposto al rinnovo è maggiore del tasso d’inflazione programmato dal Governo. Quindi le condizioni particolarmente sfavorevoli non possono essere difese in alcun modo dalle agenzie, almeno dal punto di vista legale. A volte, purtroppo, capita di trovarsi di fronte ad atteggiamenti scorretti come ad esempio il mancato o ritardato rilascio dell’attestato di rischio, documento indispensabile per formulare un nuovo preventivo ed una nuova polizza presso un’altra compagnia.

È bene ricordare che la compagnia assicurativa è obbligata per legge a rilasciare l’attestato di rischio 30 giorni prima della scadenza della polizza. Alle richieste dei clienti (meglio con raccomandata a/r), le compagnie di assicurazioni devono recapitare l’attestato di rischio entro 15 giorni, in ottemperanza al regolamento Isvap 4/2006 – e l’inosservanza potrebbe costare alla compagnia una multa che va da 1.500 € a 4.500 €.

In ogni caso non lasciatevi scoraggiare dalle problematiche e dagli ostacoli che si interpongono nel percorso di una nuova scelta o di un cambio radicale, e rivolgetevi a noi per ogni aiuto o necessità di assistenza.